Libreria Incontro - Soverato - CZ
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Parole

Volantini.

Parole.

…..sappiamo bene che la parola non è mai innocente. Ma, quando colpevole, lo è per l'utilizzo che, più o meno in buona fede, ne facciamo…forse è il tempo di reinventare concetti e sensazioni o, addirittura, inventare parole di futuro che non abbiano "paura della paura" e, con esse, nuovi spazi di umanità. Probabilmente, per arrivare a questo, occorre far nascere le parole da un ventre nuovo, quello della vicinanza e del silenzio.

Fuga.

Ma è poi davvero così? Riusciamo a realizzare la nostra fuga da e verso qualcosa? Siamo veramente capaci di essere, almeno per un periodo, diversi e nuovi? Oppure è soltanto un desiderio che, spesso, ci si spegne in gola? Magari lasciandoci con la sensazione della sua sfumata bellezza, e quindi ancora più insoddisfatti, scontenti e soli?…..

Accorgersi. Sentirsi e sentire. Essere accanto. Uscire dalla paura. Respirare profumi d'anime. Comunicare il proprio esistere. Riconoscere la propria libertà. Saper ascoltare ed attendere. Vivere gli attimi. Abbandonarsi, almeno ogni tanto. Avere sguardi diversi e luminosi…prenderci il tempo, esserne padroni e gestori…farlo, da soli e con altri… ma soprattutto ogni giorno e non solo durante una "fuga estiva".


Vetrine.

Pace.

“Ogni guerra moderna è profondamente immorale.

Ogni uomo di coscienza sente di dover rifiutare una morale puramente formalista e astratta, che insegna a permettere e giustificare la guerra difensiva.

La stessa preparazione bellica è immorale, perché spinge automaticamente l’avversario alla corsa agli armamenti.

L’immoralità della pace armata nasce proprio da questo, che ha per effetto di non portare un rimedio all’anarchia internazionale, ma al contrario di aumentarla e di aggravarla”

Padre Keller Professore di Teologia Università Cattolica di Friburgo

La voce del silenzio.

Il silenzio ci appare come uno spazio, individuale ma splendidamente condivisibile…

Uno spazio nel quale possiamo riapprendere ad ascoltare; spazio da accarezzare con il passo lieve ed insicuro dei nostri pensieri; spazio da riempire con le idee, con la bellezza della nostra presenza.

IN/CONTRO

PASQUA: Dissenso

….Quel che abbiamo bisogno di cercare e di trovare è un nuovo genere di politica.

Non la politica di governo ma la politica della resistenza.

La politica dell’opposizione.

La politica di imporre la responsabilità.

La politica di rallentare le cose.La politica di prendersi per mano da un capo all’altro del mondo e impedire una distruzione certa.

Nelle attuali circostanze, l’unica cosa che meriti di essere globalizzata è il dissenso.

Arundhati Roy

ARTE.

* la poesia, da sempre, è un mezzo espressivo che cerca , con poche ma ricche parole, di esprimere l'essenziale, il nascosto, l'introvabile, l'invisibile agli occhi.

* la poesia ha sapore di musica, ci entra abilmente dentro, ci naviga ed emoziona, ci fa sentire accanto.

* la poesia ha toccato, con toni e metriche diverse, praticamente tutti gli argomenti della realtà umana: dall'amore alla disperazione; dalla bellezza della natura alla lotta per la sopravvivenza

* la poesia non è, come a volte accade, espressione melensa di sentimenti, ma voce di persone, popoli, che vivono situazioni a volte sgradevoli…la poesia è una espressione di vita a tutti i costi, nasce dal dentro per spargersi all'intorno, per raggiungere, ammazzando la solitudine, spazi d'esistenza apparentemente inverosimili ma senza dubbio raggiungibili

* leggere poesie ci permette di essere anche altro, appartenere a quelle parole, alle sensazioni che esprimono…la poesia ha sempre un creatore, ma non ha padroni.


Racconti.

Il viaggio di Elis.

Su e giù, come fiumi… fiumi d'uomini e donne, sgraziati nell'incedere, confusi su strade sconosciute, impauriti, eppure andare a passi lenti ma decisi, passi abituati alla speranza tante volte delusa, passi rinati ogni volta, come semi dentro terra fresca di solco aperto alla pioggia ed al sole. Fiumi di donne, uomini, bambini, vecchi, cani appresso… e poi sacchi di quasi niente, per riempire poi una terra per ora solo promessa.

Tra loro c'è anche Elis.

Insieme, poche parole come chi sa che deve risparmiare anche sull'esistere, facce uguali bruciate da strade di polvere e sole, piedi come carte geografiche, memoria di tanto andare… lenti ma decisi.

Tra loro c'è anche Elis.

Dentro ricordi da dimenticare in fretta, soltanto l'oggi non fa soffrire così forte e il domani sognato fa paura, puzza del sudore che butta fuori ogni passo verso la meta.

Tra loro c'è anche Elis.

Movimento, andare noi, senza un posto dove stare in un mondo tanto grande, scappati da terre che ci han fatto nascere soltanto per poi andar via… noi che non siamo stati sinora, le nostre parole non avevano la forza di andare più il là delle nostre stanche labbra asciutte… noi compagni della fame che da sempre ci ha abitato dentro, addosso, attorno.

Ed ora in viaggio… tra loro c'è anche Elis

…che nessuno aveva ancora visto, ma ascoltava con attenzione, sentiva il passo che calpestava la nuova terra, sentiva la nuova speranza, l'emozione d'incontrare un posto dove stare e vivere, sentiva i canti, le urla di lotta e desiderio

…non perdeva nulla di tutto questo Elis, lo beveva, se ne alimentava, lo amava profondamente.

E poi il giorno atteso arrivò. La gente occupò la terra che da sempre gli era appartenuta… il fiume si fermò placido, inondò la terra con garbo, la rese involontariamente fertile come in una nuova ed inesplicabile creazione

…e fu soltanto allora che Elis decise di mostrarsi, sola alla fine del viaggio. Fu allora e solo allora che tutti poterono vederla.

Sua madre la partorì all'ombra di un grosso albero sulla nuova terra, come per fecondarla anche di vita umana. Ed Elis pianse, ma di gioia, pianse così forte che pareva un nuovo urlo di lotta e speranza… e così chiaro che tutti poterono capirlo.

Letteratura e potere della parola.

Parole antiche, pesanti ed ancora vive attraverso le quali si ripercorre il tempo…parole da non dimenticare mai, per nessun motivo, così d'averle sempre chiare come amiche accanto a noi.

Sì… ancora parole antiche che però hanno cambiato d'abito, gli è stato cucito addosso un nuovo vestito, dai colori e dal taglio diversi…come dire? alla moda…vederle camminare queste parole, come pupazzi, marionette di un tempo che contraddice, confonde, divide, svende speranze… trasformate in suoni scomposti e martellanti che riempiono di continuo ogni spazio libero della nostra testa, ma che sempre più spesso non ci appartengono e creano un disastroso vuoto attorno…

E poi parole di oggi come fiumi in piena, inarrestabili figlie del "potere della parola"…parole che ci ammassano gli uni accanto agli altri ma non ci uniscono, alle quali corriamo appresso come fossero canti estatici di sirene…spesso parole menzoniere, imbroglione, difficili, violente…parole che dividono, create apposta, quali straniero, extracomunitario e clandestino, terzo mondo, povero, sottosviluppato, pazzo…parole queste inventate non per pensare, ma per avere l'illusione di non sentirsi soli, per cercare inutilmente di uccidere la paura che ogni giorno vorrebbero imporci, anche a discapito di una vita decente e solidale…

Sì, paura e sicurezza sono le parole più usate ultimamente dai mezzi di comunicazione di massa nel descriverci un mondo pieno di pericoli dai quali ci dobbiamo difendere ad ogni costo…pagando dei costi che ci portano ad essere sempre meno liberi, meno attenti, meno vicini, meno poetici e inevitabilmente meno sorridenti.

E per dirvi tutto questo, aiutati dalla musica, dobbiamo anche noi usare la parola…perché crediamo nella sua importanza, nel suo uso corretto ed essenziale, nella sua pulizia…sappiamo che la parola non è mai innocente, ma quando è colpevole non lo è in sé, ma per l'utilizzo che, più o meno in buona fede, ne facciamo…forse è il tempo di reinventare o addirittura inventare parole, e con esse nuovi spazi di umanità e, probabilmente, per arrivare a questo occorre far nascere le parole da un ventre nuovo, quello della vicinanza e del silenzio.

Sambagua.

E’ musica… “o samba”, calda e rapida a modo suo, intensa, intrisa di ogni nuovo sentimento, indefinibile e fuggente.I suoi passi, “o sambar”, è antico ed appartiene, si leva dagli angoli di case appiccicate dal tempo, tenute in piedi dalle folli speranze e dai sorrisi che sanno aspettare. O samba trema nel ventre, fa scivolare gli attimi, s’accalca al tuo stanco cuore, apre varchi di venti, i suoi passi schiaffeggiano la tua anima sazia e stanca, la rimettono in corsa senza sapere per dove. O samba attraversa i pensieri, li cataloga a modo suo, ne dipinge le pareti del luogo più nascosto. O samba modella corpi, ha mani d’artigiano del sogno e del desiderio, spiana i muri alle visioni, spinge forte verso l’accadere………………….Piove da giorni, “chegou a chuva”, quante creazioni da poter fare con tant’acqua e terra, fango in attesa di animarsi, come in creazione quotidiana e continua, anche e soprattutto nei settimi giorni. Acqua che rispetta il tempo, delizioso e immutante, scivoloso nettare, lavaggio a risciacqui, detersivi d’insetti, attese a corpo nudo sotto grondaie, cascate personali di gruppi mischiati nel cesto della lunga attesa del cielo a sgravarsi, partorire vita addosso al mondo………………………… E nelle strade di pioggia e fango, scivolose e difficili, quasi deserte da uomini chiusi nelle proprie case, s’intravede andare col suo modo “o doido” il folle del villaggio, Manuel il matto: corse attente ed a scatti, chiede e fugge distante, piccolo animale solo alla ricerca del contatto, padrone del suo mondo, fatto di cose che non so decifrare e che lui non si degna di spiegarmi…mondo difficile, antico, strutturato e senza pretesa di tempo. Manuel “o sambagua”, solo nella strada, occhi attenti ad osservarlo, finestre curiose, quasi spettacolo, incomprensibile e dunque divino. Sente la musica, o forse la crea, ma soltanto per se, per i suoi passi a scivolo sul fango, nuovo messia del fango, creatore danzante. “O sambagua”, il pazzo sotto l’acqua, il pazzo senza ritorno…ma chissà con che grande andata, un’andata andante del suo indecifrabile e quasi indescrivibile ritmo. Corpo seminudo coperto d’acqua incessante, amica silenziosa, attenta e comprensiva……E poi passa il tempo… Sambagua appare e svanisce con la magia di un senza tempo, l’immagine rapida che si staglia sugli sguardi, li penetra e spesso li conduce…ha la sua acqua che continua la via dei suoi canti, delle sue ballate solitarie,delle sue difficili ricerche…ha la sua saliva che cola da quella bocca beffarda che esplode in dolcezza che sfinisce, acqua fuori e da dentro…è Sambagua il folle, piccola ed emozionante lumaca bavosa. Sambagua quello che danza nell’acqua propria e del mondo, senza dimenticarle mai, sue figlie di un amore che non ci tocca, che non capiamo…Sambagua passa e ripassa, forse spera, magari attende, lasciando strade e cammini bavosi di luce nella notte che allontana…si guarda poco attorno, ci vede con le nostre distratte bocche aperte, segno esterno e chiaro della nostra incapacità a capire ed ammirare. Passa e si allontana Sambagua, lascia il suo segno d’argento, intenso ed insistente….. sino a quel giorno nel quale la pioggia è rimasta orfana, le nostre bocche ottusamente chiuse, le nostre anime schiaffeggiate dall’assenza, ed il suo corpo senza vita sdraiato tra la polvere di un assolato angolo polveroso.

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